Discussione


La nostra esperienza nella ricostruzione artroscopica del LCA è iniziata nel 1988 utilizzando il 1/3 centrale del tendine rotuleo con bratta ossea tibiale e rotulea. La tecnica è sempre stata con tunnel tibiale ed half-tunnel femorale, la fissazione preferibilmente con viti ad interferenza prima metalliche e poi riassorbili. Ad oggi abbiamo eseguito più di 1900 interventi di ricostruzione. Dal marzo 2004 in tutti i legamenti ricostruiti abbiamo iniziato ad utilizzare sistematicamente il PRP con una casistica di oltre 450 pazienti. Fino al dicembre 2004 abbiamo utilizzato esclusivamente la tecnica con BPTB forti dei dati di letteratura, dei nostri riscontri clinici e del ridotto numero di complicanze. Pur essendo pienamente soddisfatti dei risultati ottenuti con il BPTB abbiamo iniziato ad utilizzare nel dicembre 2004 i tendini liberi duplicati dei muscoli semi-tendinoso e gracile. La scelta di utilizzare i tendini ST-GR tra i vari trapianti disponibili è motivata da più elementi: l'ormai consolidata esperienza positiva riportata in letteratura da altri colleghi, la volontà di ridurre la morbilità nel sito donatore, di adattare la scelta del trapianto allo sport del paziente, così da preservare le strutture muscolari impegnate nella esecuzione del gesto atletico specifico, e l'evoluzione tecnica nella fissazione prossimale del trapianto sono quelle che più ci hanno spinto ad iniziare questa nuova esperienza.

La sicurezza di una soddisfacente stabilità iniziale dell'innesto ottenuta con sistemi a sospensione come l'EZlocTM che noi utilizziamo, ci ha permesso di non modificare i nostri protocolli riabilitativi, trasferendo quelli che da tempo applichiamo ai pazienti trattati con BPTB. I risultati clinici e funzionali iniziali sono stati così favorevoli che oggi abbiamo invertito la nostra tendenza. Infatti adesso utilizziamo i ST-GR nel 60% delle nostre ricostruzioni contro il 40% del BPTB. L'utilizzo dei fattori di crescita piastrinici su tutti i pazienti sottoposti a ricostruzione del LCA ci ha permesso di ottenere quel "quid" in più nel comfort del paziente nel post-operatorio e durante la riabilitazione. Analizzando i risultati infatti, le differenze più significative si hanno nei parametri dolore e perdite ematiche che sono direttamente influenzati dall'utilizzo o meno dei fattori di crescita piastrinici. Tutti gli altri parametri analizzati infatti, anche se hanno evidenziato differenze statisticamente significative al primo follow-up a favore dell'uno o dell'altro innesto si sono azzerate ai successivi controlli dando a distanza una assoluta sovrapponibilità dei risultati ottenuti nei pazienti trattati con ST-GR e BPTB. I risultati dell'outcome finale (IKDC, Tegner and Lysholm Knee Scoring Scale e Cincinnati Knee Rating Scale) tra i due gruppi sono infatti sostanzialmente sovrapponibili e solo alcune delle variabili indagate hanno riportato valori statisticamente significativi solo ai controlli a breve e medio periodo. Tali variabili sono da ricercare nelle valutazioni della lassità legamentosa (migliore nel gruppo BPTB), nelle presenza di dolore in sede di sezione tendinea (maggiore nel gruppo BPTB), oltre alle rilevazioni del dolore con la Scala Analogica durante l'attività (maggiore nel gruppo BPTB) e alle misurazioni dell'atrofia muscolare della coscia (maggiore nel gruppo BPTB). Questi risultati sostanzialmente confermano quanto già riportato in letteratura. Abbiamo invece riscontrato differenze statisticamente significative confrontando i gruppi di pazienti trattati con e senza fattori di crescita piastrinici. In entrambi (BPTB e ST-GR) i gruppi trattati con fattori di crescita piastrinici le perdite ematiche post-operatorie si sono ridotte significativamente tanto che nel gruppo di pazienti con ST-GR dopo i primi casi abbiamo smesso di utilizzare il drenaggio post-operatorio. La riduzione delle perdite ematiche si è associata alla drastica diminuzione degli ematomi/ecchimosi e dell'edema post-operatori soprattutto in sede di prelievo per il ST-GR. L'altro dato estremamente significativo è il dolore. Anche in questo caso in entrambi i gruppi di pazienti l'utilizzo di fattori di crescita piastrinici ha determinato una significativa riduzione del dolore post- operatorio a 12 e 48 ore. La riduzione delle perdite ematiche e del dolore post-operatorio ha per noi un importanza notevole nel raggiungimento dell'outcome finale. Infatti riusciamo ad ottenere una migliore e precoce compliance del paziente alla rieducazione, una precoce dismissione dall'ospedale ed in ultima analisi un più rapido recupero del gesto atletico specifico.