Scopo dello studio


Scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare gli effetti dell'utilizzo dei fattori di crescita piastrinici (PRP) ottenuti da concentrati piastrinici a fresco nella ricostruzione del legamento crociato anteriore. In particolare si è voluto valutare l ́effetto dell'utilizzo del PRP sulle perdite ematiche, sulla sintomatologia dolorosa post-operatoria, sull'edema e sulla stabilità dell'impianto. Abbiamo considerato quattro serie continue di giovane sportivi sottoposti a ricostruzione del LCA:

  • A) Ricostruzione LCA con ST-GR + fattori di crescita;
  • B) Ricostruzione LCA con ST-GR senza fattori di crescita;
  • C) Ricostruzione LCA con BPBT + fattori di crescita;
  • D) Ricostruzione LCA con BPBT senza fattori di crescita.

Materiali e metodi

La ricerca dei pazienti da sottoporre alla valutazione è stata circoscritta al periodo compreso tra l'1.01.2007 e il 30.05.2008, periodo in cui 98 soggetti sono stati operati di ricostruzione chirurgica del L.C.A con associato l'utilizzo di fattori di crescita piastrinici:

  • - 58 (23 uomini, 37 donne) mediante il prelievo dei tendini semitendinoso e gracile;
  • - 40 (17 uomini, 11 donne) col prelievo del terzo centrale del tendine rotuleo.

La fissazione dei trapianti è stata effettuata prossimalmente con:

  • - sistema a sospensione EZlocTM per il semitendinoso-gracile (ST-GR);
  • - con vite ad interferenza riassorbibile per il tendine rotuleo con bratte ossee (BTPB).

Distalmente invece abbiamo sempre preferito la fissazione con vite interferenziale biocompatibile riassorbibile. Tutti gli interventi sono stati eseguiti dallo stesso chirurgo in un'unica struttura ospedaliera in anestesia loco-regionale con un protocollo analgesico peri e post operatorio standardizzato in base all'esperienza del nostro servizio di Anestesia e Rianimazione e i nostri pazienti sono stati seguiti c/o il nostro centro di fisioterapia ospedaliero. Sono stati esclusi dal campione i soggetti che presentavano quadri patologici generali di rilievo, concomitanti lesioni del legamento crociato posteriore, dei legamenti collaterali e/o eventuali danni condrali, lesioni controlaterali (in quanto tutte le misurazioni sono state calcolate confrontando l'arto operato con il controlaterale sano), i soggetti di età superiore ai 35 anni, modalità traumatica non correlata alla pratica sportiva, ridotto livello di attività (punteggio Tegner < 5) e le ricostruzioni associate a pratiche chirurgiche sulla stessa articolazione ad eccezione di meniscectomie selettive o complete (pertanto risultano esclusi soggetti che hanno subito suture meniscali, shaving condrali o del corpo di hoffa). Dal numero totale dei pazienti operati nel suddetto intervallo di tempo, ne sono stati esclusi quindi 11 per le ragioni sopracitate. Inoltre, durante lo studio sono stati esclusi 8 pazienti che non si sono presentati ai controlli programmati nei range stabiliti (3, 6 e 12 mesi con uno scostamento massimo di 10 giorni per il controllo a 3 mesi e 20 giorni per il controllo a 6 e 12 mesi), 5 pazienti che non hanno eseguito il protocollo fisioterapico proposto, 5 pazienti che non hanno dato il consenso a partecipare allo studio per motivi vari. Inoltre sono usciti dallo studio 1 paziente che ha interrotto precocemente le terapia per motivi vari, 1 paziente che è andato incontro a ri-rottura del crociato e 1 paziente che è andato incontro ad altre lesioni al medesimo ginocchio. In conclusione, il campione risulta così suddiviso:

  • - 33 pazienti operati con il prelievo del t. rotuleo, con un'età media di 24.41 anni (range 18-35);
  • - 33 pazienti operati con il prelievo dei t.semitendinoso e gracile, con un'età media di 26.28 anni (range 18-35).

Tutti i pazienti presentavano una lesione cronica (superiore alle otto settimane), in assenza di disturbi femoro-rotulei e avevano seguito prima e dopo l'operazione un percorso riabilitativo coerente col protocollo riabilitativo sviluppato dalla Struttura Ospedaliera. Va precisato che 37 soggetti presentavano concomitanti lesioni meniscali: nel gruppo ST- GR 16 presentavano lesioni del menisco mediale, 1 del laterale, nel gruppo BPTB 19 presentavano lesioni del menisco mediale, 1 del laterale. Il tempo medio trascorso dal trauma all'intervento è stato di 11,46 mesi (range 8-24 mesi) per l'innesto col tendine rotuleo e di 10,93 mesi (range 6-38 mesi) per il prelievo dei tendini semitendinoso e gracile. I pazienti in ciascun gruppo sono stati esaminati a tre, sei e dodici mesi dall'intervento chirurgico in base al raggiungimento di specifici outcome riabilitativi. E' essenziale precisare che il campione risulta essere omogeneo, in quanto risponde in maniera accurata a rigidi e specifici criteri di inclusione come sopra menzionato. Di seguito riportiamo, in percentuale, le attività sportive svolte dai pazienti appartenenti al campione, precedentemente alla lesione legamentosa:

  • - calcio/calcetto 51%;
  • - pallacanestro 19%;
  • - pallavolo 11%;
  • - sci 15%;
  • - altri 4%;

Nessuno dei pazienti che abbiamo candidato ad intervento di ricostruzione del LCA presentava una richiesta funzionale primaria di recupero del cycling in quanto riteniamo che non solo la ricostru-zione del LCA in tali sportivi sia superflua ma addirittura controproducente per il recupero della performance del gesto atletico specifico. Per il gruppo di controllo abbiamo considerato 66 soggetti sottoposti ai due tipi di interventi senza utilizzo di fattori di crescita, operati in parte negli anni precedenti e sottoposti nel follow up agli stessi test e alle stesse valutazioni. I pazienti inclusi in questo studio praticavano per il 65% calcio, 15% sci, 9% basket, 6% volley, 5% danza. I gruppi analizzati sono risultati omogenei per età, sesso, peso e altezza (P> 0.05). La nostra esperienza è iniziata iniettando i fattori di crescita piastrinici nella ricostruzione del LCA all'interno del neolegamento. Tale esperienza ci ha permesso di valutare l'efficacia del PDGF sul controllo del dolore e sulle perdite ematiche post operatorie ma ci ha altresì indotto a non iniettarli direttamente nel legamento trapiantato in quanto questa azione induceva un aumento di volume del neolegamento e quindi una difficoltà nel suo inserimento nei tunnel ossei. Pertanto tale esperienza ci ha portato ad abbandonare tale metodica preferendo invece iniettare il gel all'interno della articolazione, nel sito donatore e nel vasto mediale. Durante il ricovero i pazienti considerati nel nostro studio hanno auto compilato una scala VAS a 12 e 48 ore dopo l'intervento (in concomitanza con la rimozione del drenaggio nei casi controllo).