Frattura del radio distale


La frattura del polso è una delle fratture più frequenti in assoluto. La frattura è causata, in genere, da una caduta durante la quale ci si protegge con la mano dall'impatto con il terreno. L'intero peso del corpo viene così a gravare sul polso determinandone la lesione ossea.

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Gli anziani sono più soggetti a questo tipo di lesione a causa della fragilità ossea legata all'osteoporosi. Nei giovani invece la frattura del polso è spesso causata da incidenti stradali o da traumi subiti durante attività sportive come il motociclismo, l'equitazione, lo sci, il rugby, ecc. Il polso è un'articolazione complessa che mette in comunicazione l'avambraccio con la mano. E' formato dalla porzione terminale delle ossa dell'avambraccio, il radio e l'ulna, e da una doppia fila di piccole ossachiamate ossa carpali che si articolano insieme per stabilizzare l'articolazione e consentire un'ampia gamma di movimenti. Nel verificarsi della frattura si ha in genere la scomposizione dei frammenti ossei che determina un'alterazione dei rapporti fra le ossa dell'articolazione. Qualora non si interviene correttamente e la frattura guarisce in scomposizione (mal consolidazione) si possono avere difetti della funzione, dolore, precoce insorgenza di artrosi, alterazione del profilo del polso con evidente inestetismo. È pertanto importante che la frattura sia trattata precocemente e che si ripristini il più possibile la normale anatomia del polso. Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi nella cura di queste lesioni tanto che il trattamento ha subito una vera e propria rivoluzione. Difatti si ricorre sempre meno al trattamento in gesso, limitandolo alle fratture più semplici, per ricorrere ad interventi di osteosintesi in cui l'osso viene ricomposto e fissato con diversi mezzi di sintesi. Le tecniche chirurgiche variano in relazione al tipo di frattura, alle necessità del paziente e all'esperienza del chirurgo.

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Osteosintesi con fili di Kirschner

la frattura viene stabilizzata con uno o più fili metallici (fili di Kirschner) fatti passare attraverso la pelle immobilizzando il polso con un gesso antibrachiale con il gomito libero; è una tecnica poco invasiva, antica ma sempre valida.
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Ostesintesi con sistema Epibloc

due robusti fili metallici introdotti nell'osso per via percutanea e raccordati ad una piastrina esterna riducono e mantengono la frattura; è possibile muovere il polso durante il trattamento. Dopo circa 40 giorni il sistema viene rimosso.

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Osteosintesi con Fissatore Esterno

la frattura è stabilizzata indirettamente attraverso 4 perni infissi perpendicolarmente nell'osso (2 sopra e 2 sotto la frattura) raccordati da una barra esterna.
In particolare vi è la tendenza ad un uso sempre maggiore di mezzi di sintesi interna (placche e viti) che, attraverso delle incisioni chirurgiche limitate e poco invasive, consentono di stabilizzare in maniera ottimale la frattura e permettono di muovere rapidamente il polso senza dover ricorrere all'immobilizzazione in gesso. La scelta del tipo di trattamento dipende dalle caratteristiche della frattura ma anche dalle necessità e richieste funzionali del paziente.