Tendinite del tendine rotuleo (Jumper Knee)


Tendinite del tendine rotuleo

II ginocchio del saltatore o “jumper's knee” è una tipica tendinopatia da sovraccarico funzionale che in- teressa nel 65% dei casi l'inserzione dei tendine rotu- leo al polo inferiore della rotula, nel 25% dei casi l'inserzione del tendine del quadricipite al polo superiore della rotula e nel 10% dei casi l'inserzione del tendine rotuleo distalmente alla tuberosità tibiale (sindrome di Osgood-Schlatter) (Ferretti, 1986). I fattori che predispongono l'atleta all'insorgenza di questa patologia possono essere distinti in estrinseci (sport praticato, metodologie di allenamento, terreni di competizione, calzature, tecnica di esecuzione dei fondamentali, etc.) ed intrinseci (alterazioni delle proprietà meccaniche del tendine: estensibilità, elasticità, resistenza; alterazioni biomeccaniche della catena cinetica dell'arto inferiore; dismetria dell'arto inferiore; difetti di assialità; età; il livello di “tensione a riposo” dei muscoli agonisti ed antagonisti; dinamica della contrazione eccentrica e concentrica). Per meglio comprendere come questi elementi possono incidere sulla struttura tendinea, bisogna rifarci ad alcuni principi di biomeccanica. I tendini, durante il salto, sono sottoposti a tensioni sia nella fase musco- lare concentrica (fase di stacco) che nella fase eccentrica (ricaduta). Analizzando con pedane di forza un semplice salto verticale (counter movement jump), la fase di atterraggio risulta, in termini di forza verticale, maggiore rispetto alla fase di spinta (Colonna, 2002). Una classificazione molto utilizzata è quella presentata da Blazina nel 1973, e successivamente da Roels, che si riferisce in modo particolare alla tendinite del saltatore. Questa classificazione non si preoccupa tanto di riferire il tipo di patologia tendinea o peritendinea, ma pone l'attenzione sull'evoluzione clinica del problema che suddivide in quattro stadi:

Stadio I
dolore solo dopo l'attività, non condiziona la prestazione sportiva;
Stadio II
dolore all'inizio dell'attività, scompare con il riscaldamento per ricomparire dopo l'attività, condiziona la prestazione fisica;
Stadio III
dolore durante e dopo l'attività con limi- tazione del rendimento atletico;
Stadio IV
rottura del tendine, impossibilità di effet- tuare qualsiasi attività.

Il sintomo principale del Jumper's knee è il dolore, localizzato in ordine decrescente di frequenza a livel- lo del polo inferiore della rotula, del polo superiore della rotula e della tuberositaà tibiale. Questo dolore vivo è d'intensità estremamente variabile: nei casi lievi è avvertito solo durante e soprattutto dopo l'attività sportiva, specie nel salire e scendere le scale; nei casi più gravi può risultare dolorosa perfino la deambulazione, per cui il soggetto assume un'andatura di difesa limitando la flesso-estensione del ginocchio. Altra caratteristica del dolore è la comparsa dopo prolungata permanenza in posizione seduta a ginocchio flesso, pertanto il soggetto sente la necessità di estendere l'arto, con immediato sollievo.

Prevenire il Jumper's Knee

La prevenzione del “Jumper's knee” é sicuramente legata ad una maggiore conoscenza di tutti quei fattori, intrinseci ed estrinseci, che predispongono l'atleta all'insorgenza di tale patologia, in particolare, per esempio, l'utilizzazione di metodologie d'allenamento altamente efficaci per lo sviluppo della forza esplosiva. Ed è quindi importante sottolineare l'importanza di un lavoro preventivo costante in cui le procedure di recupero e di prevenzione dovranno essere proporzionate all'intensità del lavoro ed applicate costantemente. I tendini hanno la funzione di trasmettere gli impulsi meccanici, derivanti dalla contrazione muscolare, alle leve scheletriche. Il tendine si accresce in lunghezza e spessore per tutta la durata dello sviluppo corporeo. Il massimo aumento in lunghezza avviene vicino alla giunzione muscolo-tendinea ed il ritmo di crescita diminuisce verso la giunzione osteo-tendinea. Si deve ricordare inoltre che i tendini dei soggetti giovani hanno una minore resistenza ed una maggiore elasticità rispetto agli adulti, infatti sono state osservate, in soggetti al di sopra dei 40 anni, delle variazioni istologiche con la sostituzione del tessuto collagene di Tipo I con il Tipo III. Quando il tessuto tendineo è in accrescimento, l'allenamento produce un aumento dello spessore del tendine; nell'adulto invece l'allenamento provoca soltanto un aumento della resistenza alla tensione (Riva Violetta, 1998). Il tessuto tendineo, come avviene generalmente per gli altri materiali biologici, possiede caratteristiche di elasticità, plasticità e viscosità. L'intervento di prevenzione, oltre a conservare l'integrità dell'apparato estensore del ginocchio, deve avere come scopo la ricerca di un “adattamento strutturale” del tendine per aumentarne la resistenza alle sollecitazioni. Oltre naturalmente al controllo del “peso corporeo” i mezzi per raggiungere questi obiettivi sono:

  • la scelta dei terreni di allenamento e di gioco;
  • la scelta dei mezzi di allenamento;
  • la correzione della dinamica della contrazione ec- centrica e concentrica;
  • la sistematica esecuzione degli esercizi di allunga- mento.